Quando i Cinesi ci insegnano a fare Bio!

Una settimana fa si concludeva la nostra prima partecipazione alla fiera  Biofach 2013 a Norimberga (Germania) www.biofach.de/en/.

Devo dire che l’esperienza è stata quanto mai interessante e ricca di mille spunti per continuare ad investire nella produzione di prodotti biologici. Il Biofach è un vero è proprio Salone internazionale che raccoglie le produzioni biologiche proveniente da tutti i continenti, e non delude di certo il visitatore che si avventura nei suoi enormi padiglioni.

Ingresso principale al Biofach. Code all’ingresso già di prima mattina.

Un’edizione direi da record, con 41.500 visitatori provenienti da 129 Paesi, e una percentuale di visitatori internazionali pari al 43% (extra Germania). L’offerta?  quanto mai ampia: 2396 espositori.

In un mondo insistentemente globalizzato e paradossalmente arroccato nelle sue dimensioni provinciali, c’è spazio per sperare che il futuro che ci si prospetta davanti sviluppi e amplifichi la produzione agricola biologica.

Vale per tutti una considerazione generale che sicuramente deve far riflettere: mentre nel Vecchio Continente il biologico vive momenti di alti e bassi, nei Peasi emergenti come Cina, Medio Oriente e Sud America è una vera è propria parola d’ordine.

Cos’è accaduto? bhè piccole considerazioni: mentre in Europa ci continuiamo a scontrare per ottenere e tutelare denominazioni quali le DOP, IGP, IGT, DOC, etc…., in altre zone del mondo si riconosce, più di ogni altra cosa, il valore aggiunto del Biologico come marchio di qualità indiscussa. Diciamo così il “dragone cinese” o le economie emergenti del Sud America hanno fatto un passo più lungo del nostro, ed investono molto più di noi nel Bio.

Ricordate le immagini dell’inquinamento nelle grandi città cinesi durante i Giochi Olimpici di Pechino 2008? A quanto pare all’ombra della grande muraglia si vuole andare avanti, e con trend di crescita a due cifre, i Cinesi investono nella produzione e nell’import di prodotti bio.

L’Europa è quanto mai divisa, mentre nel Nord e Centro Europa il consumatore con potere di spesa medio-alto consuma abitualmente prodotti Biologici, i Paesi del Sud guardano al Bio ancora un po come ad una novità. Complice è l’orto di casa, l’abitudine tutta Mediterranea di servirsi più del prodotto fresco che confezionato, e la convinzione di mangiare meglio dei “cugini nordici”. Vero? Solo in parte credo.

Il consumo di prodotti freschi biologico è in costante aumento, mentre faticano ad affermarsi i prodotti trasformati.

Così  in Italia frutta e verdura biologici diventano un lusso, un’etichetta che fa anticonvenzionale e un po radical chic. E per quanto riguarda i prodotto trasformati??  bhè direi un deserto dei Tartari. Chissà perchè, ma il concetto di farina, cereali o verdura bio ci risulta famigliare, mentre pane, passata di pomodoro o addirittura aceto bio ci risultano ancora un po ostici!

 

 

 

Insomma la strada davanti a noi è lunga ma chiara. Credere nel bio vuole dire prima di tutto credere in un futuro sostenibile e preparare alle prossime generazioni un mondo più pulito e consapevole di quello che mangia. “Noi siamo quello che mangiamo” (Feuerbach).

Simone Tintori