ALBERTO DI MONACO STREGATO DALL’ACETO “NE VOGLIO 400 PACCHI DA REGALARE” di Valerio Gagliardelli – Il Resto del Carlino – 12 Dicembre 2012

Il Resto del CarlinoSacco al Principe. Un principe vero, Alberto II di Monaco, il cui palato è stato “incastrato” dal gusto dell’Aceto balsamico di Modena – sia il tradizionale Dop che l’Igp – e dai dolci che lo usano come ingrediente, prodotti in questo caso dalla ” Vecchia Dispensa” di Castelvetro. Tanto che il sovrano è arrivato a ordinare all’azienda modenese 400 pacchi regalo, da donare ai sui ospiti a Palazzo dei Principi durante la tradizionale festa di auguri prevista tra pochi giorni. […] E nei pacchi dono, che poi finiranno sulle tavole dei vip di mezza Europa, oltre alle bottigliette di aceto ci saranno panettoni, cioccolatini e sale. Tutti rigorosamente al gusto di balsamico.

Quando “Biologico” diventa un’arma a doppio taglio: qualità o tutela?

NEWS BIOLOGICO: Ancora una volta dobbiamo ringraziare i nostri legislatori che, attuando il tanto atteso Regolamento EU 203/2012 sul Vino Biologico, escludono nel Decreto Ministeriale (DM n. 15992, del 12 Luglio 2012) la possibilità di definire un Aceto Balsamico di qualità “prodotto con uve da agricoltura Biologica” come Aceto Balsamico Biologico! Vi siete persi nel ragionamento??

SPIEGAZIONE: …

Tanto semplice quanto folle: se il mosto d’uva Bio viene cotto sopra i 70°C non può essere più definito Bio… Peccato che i nostri nonni ci hanno insegnato che il mosto si cuoce sopra i 70°C!!!!

Se invece usate mosto cotto concentrato (MC) o mosto rettificato (MCR), per intenderci prodotti industriali, allora rientrate nelle linee del Regolamento e il vosto Aceto Balsamico potrà essere chiamato Bio a tutti gli effetti.

RISULTATO:

Allo stato attuale delle cose, ancora una volta si tutela più la quantità industriale che la qualità artigianale.

Il consumatore che interrogherà i prodotto sullo scaffale, cercherà quindi il “mitico” logo europeo del Bio (la foglia verde per intenderci), confidando in una maggiore tutela e garanzia di qualità. Ma sarà davvero tutelata questa qualità, o sarà semplicemente incappato nell’ennemisa falsa tutela agroalimentare?

Come sempre quello che manca è una corretta e limpida informazione e formazione del consumatore.

Simone Tintori

ALLA VECCHIA DISPENSA DI CASTELVETRO DI Giorgio Maioli – Civilta’ della Tavola a Modena – Aniballi Ed., Bologna, 1985

CiviltA_Tavola_ModenaIl profumo di aceto balsamico avvolge subito chi entra nella piazza del castello: sarà perché da una parte c’è la cucina, e dall’altra parte della piazza, all’ultimo piano della “Vecchia Dispensa” c’è una delle più cospicue acetaie del Modenese, sempre di proprietà di Mario Pelloni. […] senza prendere l’esempio dei grandi della cucina del passato, esprime in modo ortodosso lo stesso messaggio di autenticità e di rispetto per la genuinità.

A CASTELVETRO LA NATURA HA LA “VECCHIA DISPENSA” di Sandro Bellei – Il Resto del Carlino – 17 dicembre 1978

Il Resto del Carlino

Il Resto del CarlinoA Castelvetro, dove si affaccia su una delle più suggestive piazzette della nostra provincia, e dove la pedemontana acquista sfumature romantiche che rievocano un’Umbria solo appena meno mistica, la Natura ha aperto la sua “Vecchia Dispensa”, una tappa d’obbligo per chi si ritiene un buongustaio e ha amore per i genuini ingredienti che servono per mantenere intatta quell’antica cucina modenese che va, purtroppo, troppo spesso rompendosi sotto valanghe di mozzarelle e origano.